Ecco la parte 4 della guida su Google panda Di Robin Good su masternewmedia
Quando ho iniziato a realizzare che le conseguenze di Google Panda su MasterNewMedia erano destinate a durare per parecchio tempo, ho deciso di smettere del tutto di preoccuparmi di Google ed ho iniziato a spendere il mio tempo e le mie energie per ciò che ritengo più importante: lettori e fans. Mi sono anche chiesto se non potesse esserci un modo, magari in futuro, di sfuggire a questa apparente morsa di Google senza essere allo stesso tempo una vittima della propria virtù.

Photo credit: Eric Isselée ed Adisa – iStockphoto, Andres Rodriguez
Google Panda, il nuovo algoritmo di Google progettato per eliminare i siti con contenuti “scarsi” dai risultati di ricerca di Google, è stato una disastrosa avventura per molte centinaia di legittimi editori online, molti dei quali non meritavano affatto di vedersi spazzati via dai risultati di ricerca da Google, inavvertitamente colpiti da questo nuovo algoritmo di posizionamento nelle ricerche che tanto ha da farsi perdonare.
In nome di una crociata contro i siti di bassa qualità, costruiti ed automatizzati in molti casi solo per monetizzare gli annunci di Google AdSense, centinaia di siti web di qualità sono stati sbattuti fuori dai risultati di ricerca di Google e rimpiazzati in alcuni – non così rari – casi, proprio da quegli stessi siti dai contenuti “scarsi” che Panda doveva servire a punire.
Questa non è mica una novità. Per chi è da tempo un editore online, l’idea che Google abbia delle regole segrete e che queste siano continuatamente modificate e migliorate, non è nulla di nuovo. Ma Google Panda ha dato il via ad una nuova era e, almeno dal mio punto di vista, è il cambiamento più imponente e profondo che Google abbia fatto nel modo in cui organizza e classifica le informazioni all’interno delle pagine dei suoi risultati di ricerca.
Sfortunatamente, in molti casi, i risultati non sono stati proprio quelli attesi.
Il problema principale, che Panda ha solo aiutato ad esacerbare nuovamente, è infatti un problema ben noto che esiste da molto tempo. L’unica differenza è che, adesso, dopo-Panda, probabilmente ci sono più persone che se ne sono accorte.
Anche se tutto il traffico dovesse magicamente riapparire ed i miei introiti persi ricominciassero a riaffiorare, il problema di fondo rimarrebbe sempre lì. Per due motivi:
1) È sempre più difficile avere fiducia in Google e vederlo come un alleato fedele. Specialmente se non sei una grande azienda. Google dovrebbe essere più diretto e trasparente su come classifica i risultati, specialmente quando decide di cambiare così drasticamente tali criteri e meccanismi.
2) Google è diventato un servizio di uso comune, che dice a milioni di persone cosa è importante e cosa guardare quando si esprime una richiesta tramite una ricerca. Per tale motivo, fornisce un servizio molto importante e decisivo alla comunità globale, che ha sempre più necessità di trovare in maniera rapida ed efficiente le informazioni di cui ha bisogno. Noi, in quanto utenti, dovremmo capire che è giunto il momento di prendere il controllo di questo importante meccanismo, invece di affidarci esclusivamente ad algoritmi segreti.
Questo è il motivo per cui ho deciso di proporre una piccola, magari utopistica idea, ma che possa servire a:
a) Indicare una nuova possibile direzione.
b) Proporre qualcosa che sia tecnicamente fattibile.
c) Mettere in discussione ciò che diamo troppo per scontato.
d) Seguire le tendenze che abbiamo visto all’opera in altri settori: dall’accentramento alla distribuzione; dalla segretezza degli esperti che guardano dall’alto in basso ad una partecipazione distribuita, aperta e cooperativa.
Questo è il futuro della ricerca online. O almeno, ciò che vorrei accadesse. Continua a leggere su masternewmedia…